La spesa va in “cassa”

Nei supermercati dove accadono cose (tipo: la vita)

Ti svegli già stanco. Passi otto ore tra call su Zoom, mail passive-aggressive piene di “come da accordi” e pensieri esistenziali tipo “stasera che mi cucino, a parte l’autostima?”. Poi, come ogni essere umano con un frigo desolante, finisci al supermercato. Luci al neon da interrogatorio CIA, corridoi pieni di persone che sembra un casting per “The Last of Us”, e il banco frigo che ti sussurra: “sei solo come quest’ultima confezione di lasagna”.

E poi. Poi, accade l’imprevisto: parte un DJ set, tra il banco frigo e la corsia dei detersivi.

È successo davvero. Ad Amsterdam, ovviamente — si, lì dove le persone riescono ad essere felici anche senza bidet. Un supermercato della catena Jumbo ha pensato bene di piazzare un DJ tra gli scaffali. E all’improvviso la gente ha iniziato a ballare con il Gouda in una mano e i kiwi nell’altra, a muoversi con più entusiasmo di quanto a Roma ne mettiamo nell’attaccare un piatto di carbonara. Un rave “ma non troppo” tra gli scaffali. Una festa improvvisata nel regno della routine. Una follia? Forse. Ma geniale, nel modo in cui solo le cose inutili ma necessarie sanno essere.

Perché in quel momento, mentre pensi di essere lì solo per comprare il tonno in offerta, ti ricordi che hai un corpo. E che forse ti andrebbe anche di usarlo per altro che non sia scrollare Instagram, schivare notifiche o trascinare un cestino. È il trionfo del “ma dai, succede davvero?”. È il glitch nella Matrix. Il cortocircuito in cui il banale diventa memorabile.

Non è la prima volta che succede. Sempre ad Amsterdam (sarà la birra? l’erba? l’effetto collaterale dell’Olanda che funziona?), il Van Gogh Museum da anni fa serate con DJ set e ci si ritrova a pogare sotto un autoritratto depresso. Van Gogh che guarda perplesso, ma forse anche un po’ fiero.

E sapete una cosa? Funziona. Perché l’arte ha bisogno di vita. E la musica ha bisogno di spazi nuovi, non solo di festival col fango, i crop top e i bagni chimici.

Il marketing delle piccole rivoluzioni emotive

Questi eventi sono operazioni di marketing? Certo. Ma sono anche piccole rivoluzioni emotive. Sono l’algoritmo che salta, la sorpresa nella timeline, la prova che la noia si può hackerare. Il DJ tra gli scaffali è il contenuto TikTok perfetto, sì, ma è anche una forma di resistenza: al piattume, alla prevedibilità, al “tutto deve stare al suo posto”.

E invece no. La verità è che abbiamo passato troppo tempo a pensare che certi luoghi dovessero fare solo una cosa: e invece i supermercati non servono solo a nutrire, i musei non servono solo a spiegare, le scuole non servono solo a valutare. Gli spazi possono trasformarsi, possono succedere. Possono farti venire voglia di ballare mentre scegli con tanta cura il riso basmati (che tanto, lo sai, verrà bene solo col Bimby).

Abbiamo bisogno di questo: eventi fuori contesto, caos felice, bassi sparati tra i fagioli in scatola. Perché siamo stanchi fino al midollo del “già visto”. Viviamo in una realtà che ci promette meraviglia con un “swipe up” e ci rifila la stessa solfa algoritmica, giorno dopo giorno. E allora quando, tra i surgelati parte un beat, succede qualcosa che non è solo intrattenimento. È vita. È imprevedibilità. È resistenza alla routine anestetica. È un “ehi, sei ancora vivo”- e vale anche se è sussurrato da una cassa JBL.

Abbiamo bisogno di cose che accadono. Anche — e soprattutto — dove non “dovrebbero” accadere.
Perché oggi l’unico vero lusso non è la cena stellata o la fuga alle Maldive: è l’imprevisto, la sorpresa. È ballare tra le cipolle, anche solo per tre minuti e ventidue secondi (il tempo dopo il quale iniziamo ad avere lo stesso odore – ma almeno lo scaffale dei deodoranti è lì due passi)

Tra retailtainment e retail esperenziale

Eventi insoliti nel settore retail possono includere qualsiasi cosa che si discosti dall’esperienza di acquisto tradizionale, spesso utilizzata per generare interesse e coinvolgimento. Concentrarsi su quello che in gergo si definisce retailtainment e sulle esperienze immersive, i brand di consumer retail possono offrire ai propri clienti momenti divertenti, unici, live, che elevano lo shopping a un livello superiore.

Con il retailtainment, spostiamo l’attenzione da un approccio basato su caratteristiche e benefici a uno focalizzato sull’esperienza immersiva e sul coinvolgimento. L’obiettivo del retailtainment è creare un’esperienza di shopping unica e memorabile che invogli i clienti “persone” – umani, che esistono, fatti di desideri, emozioni, umori – a tornare. Il retailtainment può svolgere un ruolo chiave nell’aiutare i rivenditori a creare un’esperienza cliente unica, differenziata e memorabile e diventare così uno strumento potente per costruire la fidelizzazione e aumentare le vendite. A patto che si sappia usare.

Sia il retailtainment che il retail esperienziale puntano a rendere l’esperienza di acquisto più piacevole e coinvolgente. Il retail esperienziale va oltre, cercando di creare una connessione emotiva con i clienti.e a costruire un legame emotivo con il consumatore, che può tradursi in fedeltà al brand e in acquisti ripetuti.

Pertanto, mentre entrambi rappresentano tendenze importanti nel mondo del retail, il retail esperienziale è maggiormente orientato a lasciare un’impressione duratura e a costruire un legame emotivo con il consumatore.

Facciamocelo insegnare dagli svedesi: il “pigiama party”di Ikea

Niente da aggiungere: da Ikea sono proprio bravi. Vale la pena ricordare il contest lanciato sui social da Ikea UK tempo addietro, i cui 100 vincitori sono stati invitati a passare la notte in uno dei magazzini Ikea. I partecipanti hanno potuto scegliere materasso, lenzuola e cuscini, vivendo così un’esperienza completamente personalizzata. Un esperto del sonno era a disposizione per dare consigli su come dormire meglio, incluso come trovare il materasso perfetto per ogni stile di riposo.

Si è trattato di un’idea originale e intelligente per ottenere visibilità e far sì che i fan si concentrassero su ciò che Ikea ha da offrire, provandolo in prima persona. E si è trattato soprattutto, di un’idea nata dall’ascolto delle esigenze dei consumatori attraverso i social media.
“I social media sono una piattaforma unica per interagire direttamente con i clienti. Ascoltare ciò che desiderano è ciò che sappiamo fare meglio, e il Big Sleepover (il Pigiama Party) è solo un esempio di come stiamo utilizzando feedback così immediati e trasparenti per migliorare le nostre attività di marketing”. Sono le parole di Lois Blenkinsop, responsabile PR e comunicazione interna di Ikea UK, mica nostre – ma avremmo potuto dirle anche noi.

Ascoltare per capire è la nostra cifra. Ti aiutiamo a farlo. Contattaci.

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immagine di copertina: Fanck Chamaki via Unsplash